Sarà vero che la differenza di reddito fra settore pubblico e privato dipende dai dirigenti pubblici che sono pagati tantissimo? Se sapete come funzionano le domande retoriche, immagino non serva rispondere qui.

L’articolo sulle differenze di reddito fra dipendenti pubblici e privati ha generato una discussione – diciamo così, con un bel po’ di understatement – vivace. Dopo di che ho chiamato a raccolta il mio amico Carlo Cottarelli, che ha prontamente confermato un ampio divario, il che non ha fatto che attizzare le fiamme (si scherza, eh).

Una delle obiezioni più comuni è che questo dipende dai salari dei manager pubblici, cioè dalla coda destra della distribuzione che sposta la media in maniera significativa.

Ora, che questi ultimi siano in generale elevati (e maggiori degli equivalenti in altri paesi – grazie a Carlo Menon per la segnalazione) non fatico a crederlo, anzi è del tutto probabile che vadano ridotti a dimensioni accettabili. Ma è davvero il fatto che giustifica uno scarto medio così elevato fra pubblico e privato?

Per fortuna un working paper della Banca d’Italia ha studiato proprio questo, mostrando la differenza fra i due settori e controllando per numerosi fattori. Il risultato, come mostra il grafico che segue, è che “le differenze di salario sono generalmente minori nella coda elevata” della distribuzione: cioè appunto quella che include i manager super pagati. Ovvero l’esatto opposto della tesi proposta.

Altra citazione assai interessante, benché più generale, è la seguente:

In Italy the difference in pay between the public and the private sectors in recent decades has always been sizeable. If we look at aggregate data from national accounts the gap was about 20 percent in 1980 and reached almost 40 percent in 1990, following a series of particularly favourable wage renewal contracts in the public sector; it decreased to 22 percent in 1995, reflecting the overall fiscal consolidation effort required under the Maastricht Treaty to join the European Monetary Union; the differential started increasing again at the beginning of the last decade, to reach 33 percent in 2010. […]

Taking into account the significant heterogeneity in the composition of the labour force (by age, gender, education and occupational level), the pay gap turns out to be lower but still sizeable.

 

Se non bastasse, vi invito a fare un piccolo esperimento: provare a creare due distribuzioni di reddito, una a rappresentare il privato e una il pubblico, e a giocare soltanto con il ventile (5%) più ricco di quest’ultima (che include i manager pubblici meglio pagati – a essere super generosi) per vedere di quanto si sposta la media.

Ho fatto anch’io questo test, e sono sicuro che rimarrete sorpresi quanto me: è un esercizio semplice ma interessante assai.

P.S. Per i veramente interessati, un po’ di letture addizionali a confermare che si tratta di fenomeno strutturale di lungo periodo e che l’Italia, pur essendo in testa alla classifica del divario, non è unica. Qui un paper più vecchio su Italia, Francia e UK qui uno più recente su UE, qui e qui su UK e qui su USA.

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